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“Il Cavalletto per la territorialità”

“Piemonte: Chiese, Santuari, Abbazie”  - XVI Edizione

di Barbara Rotta

Critico d'Arte
 


Sabato 15 ottobre si sono riuniti gli artisti Chessa, Casorati e Preverino, insieme alla sottoscritta, presso i locali del Sermig, per decidere i primi classificati per il concorso “Piemonte: Chiese, Santuari, Abbazie”, organizzato dall’Associazione culturale “Il Cavalletto”, giunto alla XVI edizione.

Domenica 16 ottobre, il grande giorno della premiazione ha ospitato l’assessore alla cultura della Regione Piemonte Michele Coppola. Dalla Valsesia sono stati graditi ospiti il consigliere del Comune di Rima San Giuseppe Giulio Pedretti, gli assessori del Comune di Scopa Marisa Bacher e Marina Topini e il prof. Giuseppe Fumagalli dell'Associazione Culturale "Al neust rumanel" e il sig. Dino Bolognesi dell'Associazione Opland.

L’impegno dimostrato dagli artisti quest’anno è stato maggiore a confronto di altri anni: molte opere altrettanto molto lodevoli si sono distinte nelle tecniche, nella scelta dei colori e nell’azzardo di nuovi materiali, anche resi con delicatezza. I lavori invitano a una fruizione molto interessata da parte della giuria. Invitano a essere letti e ricordati come in un racconto, dove le opere si parlano, si richiamano, cercano un’eco comune. 

Il velo che cela gentilmente, nella sua trasparenza, la lanterna del Santuario di Mondovì, è strappato per lasciare che questa vetta sia assaporata in tutta la sua bellezza plastica; in un’altra opera l’uso di una mascherina rossa rende omaggio alle arcate di Santa Fede, mentre parti materiche di polveri acriliche e sabbie fluttuano per la chiesa di Sant’Irene di Chieri, miste a statue piane, che coprono superfici azzurre e dorate segnando un tempo lontano. Numerosi sono gli acquarelli che vivono di delicate tonalità, dal lilla ai colori del ghiaccio. Atmosfere sospese giungono fino agli interni di sacre architetture, dove sfumature studiate nel contrasto di colori, ma sapientemente accoppiati, celebrano arcate e altari, cullati dalla passione per l’arte. La Sacra di San Michele diventa un soggetto ricorrente, assaporata a ogni ora o a ogni stagione, il sole lascia l’illusione di un caldo giorno estivo, come di una brezza invernale nell’armonia di note addormentate nell’ascolto di un’ispirazione. In queste dimensioni trasognate non è dimenticata l’abbazia di Novalesa, come la basilica di Superga, la Torre di San Martino a Ciriè, San Rocco di Pianezza, le chiese di San Pietro e San Giovanni, stili diversi a volte accademici, a volte sperimentazioni provate e studiate nel colore vivo, nei riflessi della luce e nell’intensità di una poesia artistica. Angoli torinesi convogliano come un treno alla fermata di attimi indimenticabili, ecco i gesti dei vescovi vestiti di rosso che palpitano nel loro colore ai piedi della chiesa di San Maurizio e San Lazzaro, dove le architetture dominano la stretta via abilmente inquadrata in una prospettiva armonica e romantica. Inneggiata la Gran Madre di Dio, con il suo ponte, colpisce per l’intensità di linee e di colore sapientemente profuso. La Basilica di Sant’Andrea risponde specchiata in una pozzanghera con colore calibrato: il complesso dell’opera lascia che l’idea del paradosso si racchiuda nel riflesso di una vertigine. Superfici scomponibili caratterizzate da tavolette di legno, tenute insieme da fili metallici, che le lasciano girare, mostrano la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso dall’esterno e dall’interno: il colore è legato ai simboli di un universo sacro, in forme primarie, in oggetti che si fondono con le credenze e i mali del passato. 

Il Cavalletto, nel promuovere la tematica del concorso, si è fatta portavoce di una rivalutazione del territorio piemontese. Questi universi sacri, che affondano le proprie radici nel passato o nei gusti contemporanei, anche nelle chiese rivisitate da colori sgargianti e naif, diventano parte dell’artista, delle sue ispirazioni e del suo modo di concepire l’esperienza dell’arte. Le sue opere, possono provocare lo spettatore stesso a soffermarsi non solo davanti ai suoi quadri, ma a visitare i monumenti stessi di Torino e Provincia, a imparare che la storia lascia il suo timbro indelebile nei secoli. Chi, con “l’adesso”, prova ad affrontarne questo fardello, può mettersi a confronto in ambito artistico, e nello stesso tempo conoscere la nostra territorialità. Quest’ultimo è un messaggio molto chiaro ed esplicito che l’Associazione ha lanciato a chiunque si avvicini per essere civiltà di cultura e per creare un futuro nel rispetto del passato.

 

17 ottobre 2011

 

 

 

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